CHIESE ITINERARI

Capua principesca: viaggio nella corte longobarda

La chiesa di san Salvatore a corte è la meglio conservata della Capua longobarda.

La più importante delle chiese della Capua longobarda. Fonte: BeWeB.

Il centro storico di Capua si snoda in una maglia di stradine e vicoli che si sviluppano tutti intorno a tre principali assi di scorrimento. Il primo di essi è la via Appia, la grande strada di comunicazione che nell’antichità tagliava l’Italia peninsulare meridionale in due, collegando Roma al porto di Brindisi. Il secondo asse viario che taglia in due il tessuto urbano parte dal Palazzo Arcivescovile, accanto alla Cattedrale del Duomo, e giunge fino alla Chiesa di Santa Maria delle Dame Monache su Corso Gran Priorato di Malta. La terza grande via di comunicazione era l’attuale via Roma. Al centro di questo gioco urbano, nel X secolo, sorgeva il Palazzo dei Principi Longobardi. L’area della corte della Capua longobarda era delimitata da tre chiese, definite con l’appellativo “a corte” (dal latino ad curtim), tutte edificate tra il X e l’XI secolo.

La zona delimitata in rosso comprende l'antica area palaziale della Capua longobarda.

Il nucleo della Capua longobarda era delimitato dalle strade che oggi assumono la denominazione di via Roma (nord), Corso Gran Priorato di Malta (sud), via dei Principi Longobardi (ovest) e via San Michele a Corte (est). Fonte: Google Maps.

Le chiese longobarde che facevano da cornice al Palazzo sono: San Salvatore ad curtim, San Giovanni ad curtim e San Michele ad curtim.

San Salvatore ad curtim

La chiesa di San Salvatore a corte, la più importante delle chiese della Capua longobarda.

La chiesa di San Salvatore a Corte con la torre campanaria. Fonte: Capuaonline.

La chiesa di San Salvatore a corte risale alla metà del X secolo d. C. ed è ubicata a ovest dell’area palaziale. Secondo la leggenda, la principessa Adelgrima ne volle la fondazione come edificio di culto privato per la nobiltà longobarda. L’edificio mostra chiare tracce longobarde, come rivela la facciata di ingresso su via Principi Longobardi. Nel XII secolo fu edificato un poderoso campanile, articolato su tre livelli. In origine composto da una unica navata, l’interno della chiesa di San Salvatore a corte in epoca normanna fu ampliata lateralmente fino a raggiungere la caratteristica forma oggi visibile.

San Michele ad curtim

La chiesa di San Michele a corte risale, come quella di San Salvatore, alla metà del X secolo d. C. La posizione dell’edificio è a specchio rispetto alla “gemella” di via Principi Longobardi. San Michele a corte sorge infatti sulla strada parallela che prende il suo nome, e la facciata di ingresso si presenta ai visitatori con un aspetto simile alla chiesa di San Salvatore. Il caratteristico triforium ad archi (nella foto sotto) è presente infatti anche in San Michele a corte. La chiesa fu cappella dei principi longobardi ed era collegata all’area palaziale da un passaggio superiore. Questo collegamento conferma la funzione identitaria delle chiese a corte capuane per la nobiltà longobarda. L’edificio testimonia l’ultimo periodo della potenza longobarda a Capua.

La facciata di ingresso della chiesa della Capua longobarda di San Michele a Corte.

Il triforium ad archi della Chiesa di San Michele ad curtim.

Chiesa di San Giovanni ad curtim

La chiesa di San Giovanni a corte presenta ben poco dell’impianto originario. Risalente al IX secolo d. C., dell’epoca longobarda restano la cripta e un capitello nella sacrestia. L’aspetto settecentesco con cui oggi si mostra non rovina l’alone di mistero e di fascino che esercita. Le numerose ristrutturazioni nei secoli hanno comunque stravolto la spazialità e la planimetria originarie.Le tre chiese palatine avevano funzione di vigilanza sull’area palaziale. La compenetrazione tra il potere civile, rappresentato dal Palazzo, e il potere religioso, rappresentato dalle chiese, fu una delle caratteristiche fondamentali della potenza longobarda a Capua.
Oggi le visite alle tre chiese sono a cura dei volontari del Touring Club Italiano.

Fabio Carbone

Autore: Fabio Carbone

Divoratore di opere kinghiane, sognatore di perduti mondi omerici, coltivatore di ideali berlingueriani, propugnatore di visioni gramsciane. Rivede in Capua le vestigia perdute della Gilead di Roland Deschain, un tempo gloriosa e prospera.

Capua principesca: viaggio nella corte longobarda ultima modifica: 2019-03-13T09:00:59+01:00 da Fabio Carbone

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