CHIESE MITI E LEGGENDE

Dove volge lo sguardo l’aquila, lì è sepolto il tesoro

Capua, grazie alla sua esistenza millenaria, è uno scrigno di racconti popolari e di leggende metropolitane che attraversano tutte le epoche. Tra le tante, quella del Volturno tinto di rosso nel giorno del feroce sacco di Capua del 24 luglio 1501, o del fantasma del palazzo Fieramosca avvistato in una notte del 1948. Ma esiste una leggenda ancora più affascinante che ogni capuano conosce, legata alla più antica chiesa longobarda della città. All’incrocio tra Via dei Principi Normanni e Corso Gran Priorato di Malta sorge la Chiesa di San Marcello Maggiore. L’edificio, nel lato nord, presenta l’unica traccia del periodo originario: un maestoso portale sormontato da un arco, sopra il quale troneggia, dispiegata e fiera, un’aquila di marmo. Tanto tempo fa circolava una misteriosa leggenda: la leggenda dell’aquila della Chiesa di san Marcello.

la leggenda dell'aquila di San Marcello - Chiesa Di San Marcello Maggiore

La Chiesa di San Marcello vista dal punto di incrocio tra via dei Principi Normanni e Corso G. Priorato di Malta. Fonte: Capua Porta del Sud.

Un antico delitto incombe sulla sua storia

La Chiesa di San Marcello Maggiore fu edificata nel IX secolo. Qui si consumò l’assassinio del Principe di Capua Landenolfo II, mentre assisteva alla solenne messa di Pasqua nell’anno 991. Il delitto fu commesso da un gruppo di congiurati guidati dal fratello Laidolfo di Teano, che ne assunse il titolo. Il complesso religioso in origine consisteva in un corpo a tre navate, di cui quella sinistra demolita in età normanna e quella destra inglobata nella canonica nell’Ottocento. Il corpo ad unica navata attuale risale alla ricostruzione del 1859, che ha cancellato quasi ogni elemento del periodo longobardo. È sopravvissuto al tempo il portale d’ingresso del lato nord, su corso Gran Priorato di Malta. Si tratta di un portale sormontato da un arco retto da un’architrave. L’architrave proviene dalla tomba del primo conte longobardo di Capua, un nobile della famiglia Audoalt.

L’aquila di marmo e l’antica leggenda

Nei racconti della Capua popolare circolava un detto affascinante, misterioso, che ha catturato per decenni e per secoli la curiosità dei suoi abitanti. Secondo la leggenda dell’aquila di san Marcello, “dove volge lo sguardo l’aquila, lì è sepolto il tesoro“. Si racconta che l’aquila avesse, incastonate negli occhi, due pietre preziose. Come ogni leggenda popolare che si rispetti, esistono più versioni: nel racconto dell’uno sono due rubini, nel racconto dell’altro due smeraldi.

la leggenda dell'aquila di San Marcello - dettaglio Chiesa Di San Marcello Maggiore

L’aquila di marmo troneggiante sull’arco del portale longobardo.

L’animale si trova con lo sguardo rivolto verso Via Ludovico Abenavolo, dove sorgeva la chiesa di san Benedetto, oggi dei SS. Filippo e Giacomo, un tempo sede dei Gesuiti. Secondo la leggenda dell’aquila della chiesa di San Marcello, gli occhi dell’animale, quando colpiti dai raggi solari, proiettavano due fasci di luce in corrispondenza di un preciso luogo. Lì, ben in vista ma al contempo nascosto, doveva trovarsi un antico e prezioso tesoro. Per decenni i capuani, incuriositi e ammaliati dal fascino misterioso della leggenda, hanno cercato il tesoro. Solo tempo dopo, quando i due preziosi occhi dell’aquila furono trafugati da ignoti una notte, capirono. Quello che cercavano era stato per secoli sotto il naso di tutti, nascosto eppure in bella vista. Erano gli occhi il vero tesoro della chiesa. Sottratto alla città e alla storia e mai più ritrovato.

Per la foto di copertina si ringrazia Capua Porta del Sud.

Fabio Carbone

Autore: Fabio Carbone

Divoratore di opere kinghiane, sognatore di perduti mondi omerici, coltivatore di ideali berlingueriani, propugnatore di visioni gramsciane. Rivede in Capua le vestigia perdute della Gilead di Roland Deschain, un tempo gloriosa e prospera.

Dove volge lo sguardo l’aquila, lì è sepolto il tesoro ultima modifica: 2019-01-23T10:32:06+01:00 da Fabio Carbone

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