ARTE EDIFICI STORICI

Un tesoro capuano: il Museo Provinciale Campano

Il Museo Campano conserva una varietà straordinaria di reperti archeologici.

Nel Museo Campano è conservato il Dio Volturno.

Il Museo Provinciale Campano di Capua è uno dei più affascinanti di tutta la penisola italiana, contenitore di un patrimonio archeologico ed artistico inestimabile. Tra le tante, spicca per celebrità la collezione delle Matres Matutae. Ma quali furono gli eventi che portarono alla fondazione di una realtà culturale così importante e invidiata da tutto il mondo proprio a Capua, la Regina del Volturno?

Una decisione contesa da tre città

Nel 1870 fu istituita la Commissione Conservatrice dei monumenti ed oggetti di antichità e belle arti nella Provincia di Terra di Lavoro. Scopo della commissione fu creare un Museo che raccogliesse e tutelasse il patrimonio culturale del territorio casertano. Il progetto rispondeva all’esigenza di scorporare l’attività della Soprintendenza di Napoli, che aveva competenza su tutta l’Italia meridionale peninsulare, motivata dal fatto che le attività di controllo del personale erano limitate al territorio napoletano. Amedo Maiuri, celebre archeologo della Soprintendenza napoletana, definirà il Museo Campano «il più significativo della civiltà italica della Campania».

Le matres matutae del Museo Campano personificano le antiche matrone romane, simbolo di fertiità.

Le Matres Matutae, eccellenza archeologica del Museo Campano.

La funzione della Commissione Conservatrice era di presidio e di controllo locale dei beni archeologici. Sorgeva però una questione non da poco. Dove costruire il Museo? A Caserta, sede amministrativa della Commissione, oltre che capoluogo di Terra di Lavoro? A Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua? O a Capua Nova, che conserva le insegne dell’antica città romana? Si decise allora di istituire una sorta di concorso tra le tre città per decretare la scelta finale, nel quale tre rispettive personalità studiose avevano il compito di relazionare i motivi della scelta. L’archeologo Gabriele Iannelli si occupò di Capua.

La scelta vincente di Capua

Iannelli tesse l’elogio di una Capua depositaria di una vitalità antica e moderna, caratteristiche che fanno della città stessa un museo. Suggerisce una sinergia istituzionale per realizzare un museo che non sia solo ricovero di materiali, ma sviluppi un legame tra l’istituzione e il territorio. La scelta di Capua come sede del Museo Provinciale Campano fu politica. La città aveva già perso i Tribunali in favore di Santa Maria Capua Vetere, mentre Caserta aveva già un ruolo amministrativo. La funzione di Capua consistette nel raccogliere le eredità culturali di Terra di Lavoro. Il Museo fu istituito in Palazzo Antignano, storico edificio del IX secolo collocato nel centro cittadino. Nel 1879 Giulio Minervini organizzò nella Reggia di Caserta una mostra archeologica campana. L’obiettivo dell’evento consisteva nel recupero di reperti in possesso di privati cittadini per ricollocarli in un contesto istituzionale. L’iniziativa non ebbe successo e Minervini ottenne solo la raccolta Spinelli.

Palazzo Antignano è la sede dove è ubicato il Museo Campano di Capua.

L’arco di epoca rinascimentale che sopraeleva la via Duomo fu voluto da Alfonso V d’Aragona. La scelta permise di inglobare in Palazzo Antignano l’antica chiesa di San Lorenzo ad crucem.

Problemi e metodi

Il Museo Provinciale Campano ospitò i materiali provenienti dal vicino anfiteatro, epigrafi del Mommsen e materiali del Fondo Patturelli. La Commissione Conservatrice portava intanto avanti un lavoro di catalogazione e di stesura di un primo elenco dei monumenti. L’emergenza del ricovero interferì purtroppo con l’organizzazione generale, rendendo il Museo simile a un grande deposito. Amedeo Maiuri pose il problema della pubblica fruizione del materiale presente nel museo. Il suo intervento non fu in simbiosi con lo sviluppo del legame con la città di Capua, ma in funzione di organizzazione istituzionale. Se da un lato questo fu fondamentale per l’organizzazione del Museo per come si presenta oggi agli occhi del pubblico, dall’altro si perse l’occasione per integrare l’istituzione nel tessuto cittadino.

Fabio Carbone

Autore: Fabio Carbone

Divoratore di opere kinghiane, sognatore di perduti mondi omerici, coltivatore di ideali berlingueriani, propugnatore di visioni gramsciane. Rivede in Capua le vestigia perdute della Gilead di Roland Deschain, un tempo gloriosa e prospera.

Un tesoro capuano: il Museo Provinciale Campano ultima modifica: 2019-03-18T09:00:42+02:00 da Fabio Carbone

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