ARTE CHIESE

La Chiesa della Carità, un esempio di barocco capuano

La Chiesa della Carità e la sua facciata borrominiana.

Nella antichissima via Seggio de’ Cavalieri, dove aveva sede appunto il sedile, un’assemblea, dei nobili capuani di epoca rinascimentale, si trova la Chiesa della Carità. Sul finire del Seicento qui, nelle case di Cesare Villano, per decreto della chiesa metropolitana di Capua, sorse la suddetta chiesa con annesso Conservatorio. Come in realtà riporta lo storico e canonico Francesco Granata, la Chiesa della Carità già esisteva e qui fu individuata la nuova sede. Sempre il Granata riporta come nel conservatorio fossero presenti le oblate. Queste erano donne che si offrivano volontariamente a Dio in un ordine religioso. Accanto al complesso religioso era presente il Monte di Pietà, istituzione finanziaria del Cinquecento che concedeva prestiti con garanzia di pegno su cose mobili.

Un gioiellino barocco

La Chiesa della Carità con annesso Conservatorio risalente al 1588, come molte delle strutture ecclesiastiche di quell’epoca, era gestita da una antichissima confraternita, quella dei Bianchi della SS. Carità. La stessa, insieme alla Congregazione de’ Confortatori de’ condannati a morte, aveva in gestione anche il Monte pubblico di Pietà. La collocazione nella strettissima via del Seggio imponeva una attenta scelta architettonica per il nuovo edificio. L’angusto spazio della strada, infatti, non permetteva un design canonico, basato sul classico sagrato antistante. Per ricavarlo, l’architetto, rimasto ignoto, decise con un colpo di genio, di rendere dinamica e mistilinea la facciata. Il risultato lo si apprezza ancora oggi: l’enorme facciata si presenta concava e con due profondi nicchie laterali, per non parlare del timpano circolare con putto che sovrasta l’ingresso.

Nella Chiesa della Carità sono presenti tre pale.

La pala dell’altare maggiore della Chiesa della Carità.

La dinamicità degli spazi interni

L’interno della chiesa è a pianta centrale e ad unica navata. Tre altari in marmo policromo ricordano allo spettatore la magnificenza del barocco di fattura campana. Le tre pale d’altare rappresentano, rispettivamente, Il sogno di san Giuseppe (a sinistra), l’Immacolata (al centro) e la Crocifissione (a destra). Le opere appartengo al pittore marcianisano Paolo de Majo, attivo nel Settecento. Il de Majo fu allievo di Francesco Solimena e operò soprattutto nella terra natale, dedicandosi in particolare alla Chiesa dell’Annunziata di Marcianise. Di pregevole fattura e fastoso spettacolo è il pavimento, decorato da bellissime maioliche. Completano l’estasiante visione gli stucchi che decorano l’intera aula. Nell’alzato laterale, invece, a cui si accede oggi per tramite di una strettissima scala a chiocciola e anticamente dal convento, sono presenti gli ambienti destinati alle monache per assistere alle funzioni liturgiche.

Dal tiburio della Chiesa della Carità si può vedere tutta Capua.

L’ampio tiburio che nasconde la cupola della Chiesa della Carità, nel cui spazio è stato ricavato un belvedere. Fonte: TripAdvisor.

La scelta dello stile barocco, sicuramente derivata dal gusto del tempo, rispose anche alla precisa scelta di elevare il pregio architettonico dell’edificio rispetto alla maestosa Chiesa dell’Annunziata lì adiacente.

Fabio Carbone

Autore: Fabio Carbone

Divoratore di opere kinghiane, sognatore di perduti mondi omerici, coltivatore di ideali berlingueriani, propugnatore di visioni gramsciane. Rivede in Capua le vestigia perdute della Gilead di Roland Deschain, un tempo gloriosa e prospera.

La Chiesa della Carità, un esempio di barocco capuano ultima modifica: 2019-04-12T11:59:21+02:00 da Fabio Carbone

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